

Dieci.

La seconda guerra mondiale.


92. La dichiarazione di guerra.

Da: B. Mussolini, in R. De Felice, Mussolini il duce, secondo, Lo
stato totalitario 1936-1940, Einaudi, Torino, 1987.

Nel settembre del 1939, al momento dell'attacco nazista alla
Polonia, l'impreparazione militare e la prospettiva di una guerra
lunga ed incerta avevano spinto Mussolini a dichiarare la non
belligeranza. A distanza di poco pi di nove mesi, la sconfitta
francese, facendo prevedere una conclusione del conflitto rapida e
favorevole alla Germania, convinse Mussolini che l'Italia,
entrando in guerra, avrebbe potuto ricavare consistenti vantaggi
con il minimo sforzo.  Superate le ultime perplessit, Mussolini
dichiar dunque guerra alla Francia e alla Germania; l'annuncio,
il cui testo  qui riprodotto in gran parte, venne dato alle
diciotto del 10 giungo 1940 dal balcone di palazzo Venezia e
trasmesso per radio a tutto il paese.


Combattenti di terra, di mare e dell'aria! Camicie nere della
rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d'Italia, dell'Impero
e del Regno d'Albania! Ascoltate!.
Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria.
L'ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra 
gi stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di
Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche
[fondate sul predominio del capitalismo privato, aggettivo
ricorrente nella propaganda fascista per qualificare in senso
dispregiativo la Francia e, soprattutto, la Gran Bretagna] e
reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato
la marcia, e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo
italiano.
Alcuni lustri della storia pi recente si possono riassumere in
queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale
coronamento dell'edificio, l'ignobile assedio societario di
cinquantadue Stati [si riferisce alle sanzioni decise dalla
Societ delle nazioni nel 1935, quando l'Italia aggred
l'Etiopia].
La nostra coscienza  assolutamente tranquilla. Con voi il mondo
intero  testimone che l'Italia del Littorio [il fascio littorio
era formato da un insieme di verghe legate attorno ad una scure;
usato nell'antica Roma dai pubblici ufficiali detti littori
durante le cerimonie, fu uno dei simboli distintivi del fascismo]
ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta
che sconvolge l'Europa; ma tutto fu  vano. [...].
Questa lotta gigantesca non  che una fase dello sviluppo logico
della nostra Rivoluzione;  la lotta dei popoli poveri e numerosi
di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il
monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l'oro della Terra;  la
lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e
volgenti al tramonto;  la lotta tra due secoli e due idee.
Ora che i dadi sono gettati e la nostra volont ha bruciato alle
nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l'Italia
non intende trascinare nel conflitto altri popoli con essa
confinanti per mare o per terra. Svizzera, Iugoslavia, Grecia,
Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da
loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente
confermate.
Italiani!.
In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che,
secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si
marcia con lui sino in fondo.
Questo abbiamo tatto e faremo con la Germania, col suo popolo, con
le sue meravigliose Forze Armate.
In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo
il nostro pensiero alla Maest del re imperatore che, come sempre,
ha interpretato l'anima della patria. E salutiamo alla voce il
Fhrer, il capo della grande Germania alleata.
L'Italia, proletaria e fascista,  per la terza volta in piedi,
forte, fiera e compatta come non mai. La parola d'ordine  una
sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa trasvola ed accende
i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere! E vinceremo, per
dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia
all'Italia, all'Europa, al mondo.
Popolo italiano!.
Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il
tuo valore!.
